| Cave sottomarine lungo la fascia costiera iblea. | | Stampa | |
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Anche per Legambiente diversi punti oscuri nella vicenda delle cave sottomarine lungo la fascia costiera iblea.
FONDALI IBLEI IN SVENDITA?
Particolarmente a rischio, con l’ambiente, appare il comparto pesca
Apprendiamo che un’enorme area (circa 210 km quadrati) lungo la fascia costiera Iblea rischia di essere ‘svenduta’ dalla Regione ad un’unica ditta, per l’attivazione di cave sottomarine per l’estrazione di ghiaia e sabbia. Tale iniziativa, le procedure troppo semplificate con cui si sta procedendo ed il sostanziale basso profilo di quasi tutta la politica ragusana nella vicenda, destano viva preoccupazione. Infatti tali concessioni, che inizialmente risultano richieste per un periodo di sei anni, oltre ai problemi per l’ambiente rischiano di bloccare qualsiasi altro uso del mare nella fascia dai 20 agli 80 metri di profondità. Sono a rischio la pesca (professionale e sportiva), la navigazione da diporto (per la quale paradossalmente si sono e si stanno impegnando faraoniche risorse per opere portuali!), l’attività subacquea e quant’altro, in un’area per di più a forte interesse archeologico. In particolare estremamente problematico risulta il destino del comparto pesca, il quale non appare avere anche in questo frangente alcun supporto da parte dei nostri rappresentanti politici. Infatti la Regione Sicilia ancora una volta agisce incontrastata nel nostro territorio, senza tenere conto delle esigenze locali: dopo la mazzata delle aperture per diversi anni della pesca al novellame, dopo l’inerzia sul problema delle alghe invasive, arriva infatti un’iniziativa che rischia di mettere in ginocchio definitivamente un’attività che si svolge in provincia da millenni. Grossi problemi diretti si profilano per la pesca a strascico delle marinerie di Scoglitti e Pozzallo: infatti i pescherecci, che non possono avvicinarsi alle coste per legge, si muovono più al largo, andando quindi ad interferire con l’area interessata alle operazioni di scavo. Ma è evidente che ci sono rischi anche per la piccola pesca artigianale di tutto il comparto ibleo: infatti i movimenti di sabbia e fanghiglia potrebbero avere negativi effetti incontrollati ed imprevisti sulle risorse ambientali ed ittiche anche in aree più sotto costa. Colpisce il particolare iter burocratico della vicenda: i comuni non ci risulta siano direttamente coinvolti; non c’è nessuna procedura di Impatto ambientale; non ci risulta che ci siano adeguati studi di supporto alla richiesta. A nostro parere prima si fanno gli studi e poi, se opportuno, si danno le concessioni, non il contrario. Non ci si può nascondere dietro eventuali ‘cavilli normativi’: il nostro mare non può essere lasciato in balia di chiunque abbia buoni agganci a Palermo. Se non c’è nulla da nascondere perché non si fa la Valutazione di Impatto Ambientale? Perché non si coinvolgono tutti gli attori locali: amministrazioni, pescatori ed ambientalisti in primis? Perché le pratiche concertative e partecipative, tanto invocate da alcuni per bloccare un strumento di tutela come il Piano Paesistico, non vengono fortemente richieste quando ci sono grossi interessi in ballo? Particolarmente inquietante, come ha già espresso anche recentemente qualche voce critica, appare il fatto che, da indagini svolte dal CNR, nelle aree in questione non ci sarebbe presenza del materiale per cui si vorrebbero aprire tali cave. Se questo fosse confermato, i dubbi riguarderebbero anche il reale obiettivo di tali opere: infatti quale impresa sarebbe tanto suicida da investire capitali per cercare qualcosa che già si sa che non c’è?
Ragusa, 21.07.2011 |