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Inquinamento sorgente Paradiso: Legambiente risponde ai sindaci PDF  | Stampa |  E-mail
LEGAMBIENTE RAGUSA – CIRCOLO IL CARRUBO
COMUNICATO STAMPA
INQUINAMENTO SORGENTE PARADISO: LEGAMBIENTE RISPONDE AI SINDACATI
PROVINCIALI
“...La CGIL siciliana si opporrà a qualsiasi forma di scambio tra occupazione e salute dei lavoratori e dei cittadini, investimenti e saccheggio del territorio, consapevole del nesso profondo tra le politiche energetiche e le conseguenze che esse hanno sulla vita non solo nostra ma anche dei nostri figli e delle generazioni future. La CGIL non può e non potrà accettare il ricatto tra la tutela dell’ambiente ed il mantenimento dell’occupazione.....” (CGIL SICILIA, Palermo 10.9.2010). Questo testo, che sottoscriviamo totalmente, è probabilmente il miglior commento alla nota dei Sindacati provinciali sulla vicenda Inquinamento Sorgente Paradiso-pozzo Tresauro 2.
E’ infatti evidente lo stridente contrasto tra queste parole, che indicano una forte evoluzione culturale del mondo sindacale siciliano e che sono sicuramente all’altezza delle sfide che i nostri tempi ci squadernano davanti, con il contenuto della nota sindacale iblea, che invece fa del ricatto tra lavoro e tutela dell’ambiente il elemento centrale, al di là della mera retorica sullo sviluppo eco-sostenibile che
si auspica per la nostra provincia. Non si comprende infatti come si può parlare di uno sviluppo eco- sostenibile quando si è davanti ad un inquinamento di un’importante e storica sorgente degli Iblei.

Colpisce inoltre la superficialità che traspare nel comunicato della triplice iblea: ci chiediamo infatti cosa significhi la frase “...non riusciamo ...a comprendere su che cosa sia fondato un allarmismo che rischia di ingenerare grosse difficoltà sul fronte produttivo...”. Invitiamo i Sindacalisti in questione a collegarsi al nostro sito e leggere le analisi delle acque riscontrate al pantano ed alla sorgente, nonché le ordinanze sindacali per capire come l’allarme (allarmismo è un termine che respingiamo) per le nostre falde da noi lanciato (e confermato tra l’altro da organismi indipendenti quali l’ARPA ed il Genio Civile di Ragusa) sia fondato su dati oggettivi e non su mere invenzioni.
Sorprende infine il fatto che si arrivi addirittura a negare la realtà delle cose, mettendo in dubbio che siano avvenuti fatti gravi ed addirittura che l’inquinamento si sia verificato (“..se ci sono fatti gravi....bisogna ... verificare quali problemi potrebbero eventualmente insorgere per quanto riguarda l’inquinamento... delle falde acquifere”). Purtroppo la realtà delle cose non è com’è immaginata dai sindacalisti iblei: i fatti gravi ci sono già stati, ed i problemi sono già insorti. Il problema adesso è trovare le soluzioni.
La superficialità ed inconsistenza delle argomentazioni addotte ci porta ancora una volta a confermare la richiesta di chiusura del pozzo e la dichiarazione ufficiale, da parte di tutte le autorità, del territorio ibleo come INCOMPATIBILE con tali attività estrattive.
E’ chiaro che questo non significa che Legambiente non si preoccupi dei rischi per i posti di lavoro, ed a tale riguardo l’Associazione ambientalista è SEMPRE ED ASSOLUTAMENTE disponibile a partecipare a momenti di confronto per trovare eventuali soluzioni occupazionali alternative, durevoli ed ecosostenibili, nonché ad elaborare vie percorribili per un nuovo modello energetico della nostra
provincia, a cui ritiene di poter dare un fattivo contributo con le proprie idee e competenze.
La nota sindacale su:
sindacatiqinutili-allarmismiq.html